giovedì, febbraio 26, 2009

Kunta Kinte ............. una predestinazione

La genealogia pare sia nata con il romanzo Radici di Alex Haley, stranamente una delle letture più traumatiche della mia gioventù. Cinquecentocinque pagine come lettura per le vacanze a me, studente quindicenne in quell’estate 1977 era sembrata una vera punizione. Non è facile a quell’età apprezzare una complessa saga familiare americana, nonostante la grande notorietà che la serie televisiva “Radici” aveva dato a Kunta Kinte ed ai suoi discendenti. L’avrei capito trent’anni dopo era una predestinazione: la saga di una famiglia americana uscito nel 1977 ha rappresentato negli Stati Uniti la vera e propria esplosione al grande pubblico della passione genealogica.

In realtà la prima citazione di genealogia si fa risalire ad un un articolo di giornale di 285 anni fa il 7 maggio 1724, sull’American Weekly Mercuri. Si trattava di una genealogia di Re Filippo 5 di Spagna almeno secondo quanto scrive Tom Kemp nel suo blog di
Genealogybank.

La prima genealogia pubblicata come libro risale invece al 1771 - la Genealogia di Stebbins e dall’epoca fino al 1876 sono state meno di 1000 le genealogie pubblicate.
La vera spinta si è avuta da parte del Presidente Ulysses S. Grant che il 25 maggio del 1876 emise un Proclama in cui chiedeva al popolo americano di ricordare la propria storia, scriverla e darne ampia diffusione, proponendo di conservare in ogni biblioteca una copia di queste storie.
Dal 1920 – sempre secondo Tom Kemp - sarebbero state pubblicate 2000 genealogie e, dal 1972 circa 50.000 storie di famiglia sarebbero state stampate.
Dopo Radici nel 1977 e, con l’avvento di internet il fenomeno ha raggiunto dimensioni molto maggiori: più di 90000 genealogie pubblicate al 1998,più di 150.000 ad oggi.
Solo il sito Genealogybank lanciato nel 2005 pubblica 4 milioni di dati al mese, 4,3 milioni nell’ultimo mese se si calcolano 78 quotidiani da 23 Stati.
Il settore lascia presupporre un rapido sviluppo anche in Europa in cui solo alcuni siti americani hanno cominciato ad operare pubblicando in francese, ed italiano.

venerdì, maggio 23, 2008

Associazione internazionale dei Michele nel mondo



L’opera d’arte è l’esagerazione di un’idea” Andrè Gide, scrittore francese, Premio Nobel per la letteratura nel 1947.
L’idea in questione era nata per caso in una piovosa notte di settembre di alcuni anni fa. Al margine di una grande e ben riuscita manifestazione, a notte fonda, in quella fase in cui la stanchezza comincia a farsi sentire, ma non riesce a prevaricare la soddisfazione del risultato raggiunto. Al momento del commiato ci si è improvvisamente resi conto che, senza nulla togliere a tutti quelli che avevano partecipato, i principali artefici, in quel momento ancora sul campo erano una decina, di diverse età, con diversi ruoli, ma accomunati dal nome. Partendo da quattro Michele, alcuni Michelangelo, arrivavano massimo ad un Angelo Raffaele. Ne nacque una complessa elaborazione concettuale che, spaziando dalla casualità al calcolo delle congiunzioni astrali ci vide a fine serata tutti concordi: fondiamo una associazione!
Dopo una prima fase di fervido entusiasmo che nei giorni immediatamente successivi aveva contagiato una ventina di persone, l’idea si è bloccata, come spesso accade per tutte le iniziative grandiose ma impegnative, laboriose ma infruttuose.
Affiorava come un rimpianto ed un piacevole ricordo, ogni volta che ci si incontrava per caso in questi anni, con una unica malinconica consapevolezza: era una grande idea!
Ma come tutte le strane irrazionali esperienze della vita, dopo un sopore durato anni è riaffiorato repentino, improvviso, ma questa volta inarrestabile il 1° maggio del 2008. Era un Michelangelo che ci contattava telefonicamente dopo anni di silenzio e come se fossero passati solo alcuni giorni proponeva: ricordi la Associazione dei Michele? La presentiamo l’8 maggio, è il giorno dell'Apparizione di San Michele Arcangelo? Incontri ravvicinati, frenetici contatti telefonici hanno reso possibile la concretizzazione della strana idea. Non solo la Associazione Michele nel Mondo è nata, ma sta vivendo un inatteso e inarrestabile interesse. Tanti, motivati di diversa età, con una sola cosa in comune: il nome " Michele".
Arte, cultura, scienza e ricreazione a partire da un idea e dal nome "Michele". Lo scopo dell'associazione: mettere insieme la creatività l'energia e la disponibilità di tutti i MICHELE del Mondo per dar vita ad un progetto partendo da una semplice "idea".
Una “idea” che sta riscuotendo il plauso e l'adesione di importanti personalità del mondo della cultura, spettacolo e imprenditoria. Ai Michele non è richiesto altro che la voglia di partecipare a costruire degli eventi intorno al nome. E' appena nata ma ha già un logo, un vino ufficiale ed blog ufficiale: http://associazionemichelenelmondo.blogspot.com/

mercoledì, dicembre 12, 2007

La casa-cucina di Donato De Santis a Buenos Aires

Abbiamo conosciuto Donato De Santis a Buenos Aires, nel luglio 2007, in occasione della presentazione dei prodotti agroalimentari della Basilicata, uno dei circa 300 contatti avuti nella giornata dalla delegazione lucana.
Sempre curioso di tutto quello che riguarda le produzioni agralimentari, la cucina regionale italiana e la gastronomia, saputo della presenza della Basilicata a Buenos Aires era intervenuto con entusiasmo.
Colpiti dalla spontaneità ed insistenza con cui, dopo pochi minuti dall’averlo conosciuto ci ha invitati, , abbiamo deciso di andarlo a trovare il giorno seguente, senza esitazione e con curiosità.
Che avessimo conosciuto una vera celebrità, onestamente non lo abbiamo capito subito, ma ce ne siamo resi conto quando il tassista, nel vedere il biglietto da visita nelle nostre mani, ha espresso la sua meraviglia nell’apprendere che conoscevamo “Donato lo chef della televisione”. Come in seguito abbiamo avuto modo di apprendere è la stessa reazione che avremmo riscontrato non solo in Argentina ma anche in Venezuela, in Colombia, in Brasile e negli angoli più sperduti del Sud America, parlando di “Donato” il famosissimo chef italiano della televisione.
Dopo aver attraversato Buenos Aires in taxi abbiamo avuto difficoltà a trovare quello che noi credevamo un ristorante.
Federico Valicenti lo chef lucano, dubitava che fosse la porta giusta quando ci siamo trovati al numero 1875, eppure l’indirizzo era esatto. Una porta senza insegna sicuramente non un ristorante come noi ci aspettavamo, ma neanche la sua casa privata.
Parlando di un artista di arti figurative, il luogo in cui ci ritrovammo potremmo definirlo una casa-studio, nel nostro caso la definizione esatta potrebbe essere casa-cucina o meglio atelier gastronomico, visto che il padrone di casa era si uno chef, ma come presto ci saremmo resi conto, un vero artista.
Donato De Santis 43 anni Pugliese di origine ma cittadino del mondo, ha accolto la piccola delegazione della Basilicata con la sua contagiosa simpatia, facendoci sentire davvero a casa. Visitando l’ampia cucina abbiamo scoperto molto di Donato.
Ha intrapreso la professione di chef nel 1980 nell’Antica Osteria del teatro a Piacenza, ha lavorato nei migliori ristoranti di Los Angeles (Primi, Un Ristorante), di Santa Monica (Valentino), di Hollywood (Chianti & Cucina), di Chicago (Bice), a Palm Beach dove ha curato l'apertura di Bice e di Miami (Bice de Coconut).
La sua è una cucina italiana caratterizzata da una grande creatività, ha lavorato alla fine degli anni ’90 quale chef personale dello stilista Gianni Versace a New York.

Nel 2000 si è poi stabilito a Buenos Aires in Argentina insegnando in diverse scuole di cucina. Fino al 2005 per due anni ha diretto la cucina del ristorante Verace, ha poi deciso di ritagliarsi questo spazio, una soluzione che vede nella più tradizionale ospitalità italiana la sua maggiore originalità.
Nella sua casa si succedono lezioni di cucina, riprese cinematografiche, spot televisivi, matrimoni e gli eventi più vari. In occasione della nostra visita, Donato, che dopo i saluti iniziali aveva cominciato a cucinare con disinvoltura, fra un assaggio di carne argentina e formaggi italiani ci ha presentato, nell’ordine i suoi più stretti collaboratori,
sua moglie, uno dei maggiori produttori di vino della Patagonia, Ciro un simpatico napoletano-argentino già amico di Maradona ed alcuni altri amici che di tanto in tanto attraversavano la sua cucina, epicentro di grande simpatia e cordialità.
Ci ha mostrato entusiasta gli oli italiani che utilizza fra cui con nostra grande sorpresa abbiamo trovato il Vitale Olio dei Sassi di Matera, la sua collezione di sale da cucina proveniente da tutto il mondo, le conserve ed i rosolii che lui stesso prepara, la sua collezione di attrezzi per produrre tutti i formati di pasta tipici delle diverse regioni italiane ed infine alcuni dei suoi libri.
Donato infatti, ha realizzato fotografie e contenuti redazionali per numerose riviste del Sud America e tre libri di cucina “La mia Cucina Italiana”, “Fatto in Casa” e "Donato per Bambini" questi ultimi due premiati nel 2005 e nel 2006 come migliori libri di gastronomia italiana in sud America.
Spontaneo, istrionico e dotato di un carisma naturale, non stupisce che il grande successo del Nostro sia legato soprattutto alle trasmissioni sul canale satellitare diffuso in tutta la America latina elgourmet. “Cuochi per gioco”, “Cucina d’emergenza”, “Donato Cucina”, “Donato Invita”, “All´uso nostro” e "Chefs Disconnessi ", “I cuochi in Casa”, “Le mille e una” sono solo alcune delle trasmissioni da lui condotte e che lo hanno reso il più famoso chef dell’America Latina, sebbene abbia avuto esperienze anche su reti internazionali come Entertainment USA, RAI , Gambero Rosso Channel.
Nelle tre ore trascorse insieme Donato ci ha anche organizzato una serie di incontri con chef suoi amici per i giorni successivi consentendoci di avere una visione ancora più completa delle potenzialità del mercato argentino, non da semplici osservatori ma da amici italiani di Donato.
“Conosco bene la Basilicata ed i suoi prodotti straordinari – ci ha stupiti ancora una volta a fine giornata – ci sono stato alcuni mesi fa con la troupe per la mia ultima trasmissione
"L'Italia Mia con Donato", andrà in onda tra qualche settimana, sicuramente incuriosirà il mio pubblico, sarà un piacere darvi una mano per farli conoscere in Sud America ” con questa promessa ci ha salutato Donato De Santis famoso chef italiano, personaggio televisivo, scrittore di gastronomia, … appassionato di Basilicata.

martedì, maggio 29, 2007

“La Macchina di Antikythera” il più antico calcolatore analogico della storia



Conosciuto col nome di Calcolatore o Macchina di Antikythera, il calcolatore astronomico greco, ritrovato nel 1902 fra i relitti di una nave sommersa nelle acque antistanti Antikythera, isola greca del mar Egeo, è la più sorprendente tra le scoperte archeologiche dell’ultimo secolo. Si tratterebbe del più antico calcolatore analogico della storia, e risale al I secolo a.C.. Consentiva di calcolare il sorgere del sole, le fasi lunari, i movimenti dei 5 pianeti allora conosciuti e visibili ad occhio nudo, gli equinozi, i mesi e i giorni della settimana, aveva alcuni quadranti la cui funzione non è attualmente chiara, il funzionamento avveniva girando una piccola manovella posta lateralmente alla scatola.
Fin dalla sua prima scoperta, la Macchina di Antikythera, è risultato essere un dispositivo fuori del suo tempo, ma solo dopo molti anni di studio, ha acceso un dibattito tra scienziati ed archeologi sulla complessità e modernità delle conoscenze scientifiche che l’opera presuppone. I rotismi epicicloidali alla base del suo funzionamento, evidenzierebbero un elevato livello di conoscenze scientifiche impensabili per l’epoca, tanto da portare ad una completa rivisitazione della scienza in epoca ellenistica, almeno come noi la abbiamo intesa finora.
Le ipotesi più estreme farebbero supporre la conoscenza della teoria eliocentrica già 18 secoli prima di Copernico, e darebbero per assunto che, con le conoscenze delle equazioni dei rotismi epicicloidali alla base del Calcolatore di Antikythera, fosse possibile calcolare anche la distanza della Terra dal Sole e la velocità della Terra e della Luna e le loro forze di gravità, risultati a cui Newton sarebbe arrivato solo 19 secoli più tardi.
Sebbene si tratti solo dei primi studi, è certo che tali ipotesi, ancora del tutto nuove darebbero una nuova chiave di lettura allo studio ed alla comprensione della cultura classica ed studio dei meccanismi dei moti celesti.
Appassionato studioso dell’argomento
Giovanni Pastore, ingegnere lucano libero professionista e docente presso l’Università della Basilicata, attraverso la sua competenza meccanica nel campo dei cinematismi ha formulato ipotesi rivoluzionarie, partendo dall’uso dei meccanismi epicicloidali del Calcolatore di Antikythera.
L’invenzione del rotismo differenziale è stata ufficialmente attribuita all'orologiaio francese Onésiphore Pécqueur (1792-1852), che lo brevettò nel 1828, il calcolo analitico, invece risale al 1841 anno in cui Robert Willis, ne enunciava la formula nel suo libro Principles of Mechanism. Il prof.Pastore, che ha iniziato la sua carriera proprio presso la Fiat Mirafiori di Torino, ci fa notare che i rotismi epicicloidali hanno trovato applicazione in epoca moderna per la prima volta, solo un secolo fa, nel differenziale delle automobili che consente di variare la velocità angolare delle ruote motrici dell’automobile in curva, evitando che si verifichi strisciamento tra le ruote stesse e il terreno. Altre applicazioni ancora più recenti sono quelli nei cambi automatici automobilistici e ferroviari e nei riduttori delle eliche degli elicotteri tra il Calcolatore di Antikythera e queste applicazioni moderne ci sono 19 secoli di silenzio.
I frammenti, costituiti di rame e bronzo, ora conservati al Museo Archeologico Nazionale di Atene, sebbene fortemente corrosi; hanno consentito di ricostruire e decifrare le iscrizioni. Facendo comprendere che facevano parte di un congegno a orologeria che riproduceva, tramite complicati meccanismi, il moto dei pianeti attorno al Sole e anche le fasi della Luna.
La complessità cinematica dell'apparato aveva fatto pensare inizialmente ad un moderno strumento a orologeria affondato con la nave; teoria caduta per l’impossibilità di ipotizzare due affondamenti separati che, casualmente, avessero posto questi due oggetti così differenti l'uno vicino all'altro, perché le iscrizioni datavano inesorabilmente anche il meccanismo allo stesso periodo, ovvero la prima metà del I secolo a.C. si trattava inequivocabilmente di una nave di epoca romana e certamente non poteva avere a bordo un congegno moderno.
Oggi si ritiene che il Calcolatore di Antikythera fosse un preciso calcolatore stronomico, costruito per "monitorare" i rapporti ciclici tra il sole, le stelle ed i pianeti. Poteva servire sia come strumento per la navigazione sia come strumento per indagini astronomiche.
Pastore che sull’argomento ha studiato e scritto molto, ravvede addirittura la possibilità di “riscoprire personaggi e opere di grandissima importanza che, pur facendo parte delle nostre radici culturali e pur occupando anche inconsapevolmente un notevole posto nel quadro generale della nostra storia, sono stati, forse dolosamente, occultati nei secoli al solo scopo di far prevalere tesi personali o di comodo, oppure semplicemente sottovalutati e sostanzialmente dimenticati”.

mercoledì, maggio 02, 2007

Seguire le banconote Euro nel loro viaggio per il mondo con Eurobilltracker



Vedere come le banconote viaggiano nel mondo e scoprire dove sono state prima di arrivare nelle nostre mani e dove vanno dopo. Questa la filosofia alla base del progetto Eurobilltracker. Gli utenti hanno la possibilità di registrare le banconote di cui sono in possesso su internet. Il meccanismo ha affascinato ad oggi oltre 100.000 utenti e le banconote per così dire sotto controllo sono oltre 27 milioni per un valore globale di 600 milioni di Euro.La registrazione avviene in modo davvero semplice sul sito www.eurobilltracker.com e riguarda tutti i paesi dell'area Euro.L'idea di partenza è davvero semplice: vedere come viaggiano le banconote per il mondo e dare agli utenti la possibilità gi scoprire dove sono state e dove finiranno le loro banconote, una curiosità che colpisce spesso ognuno di noi.Ma non manca un aspetto più scientifico del sito, nella sezione "diffusione", attraverso grafici mensili è possibile visualizzare come la proporzione di banconote straniere aumenta col tempo in ogni paese. Gli utenti inseriscono le informazioni circa le banconote che hanno ed indicano dove hanno ottenuto ognuna di esse. Se la banconota viene riinserita nel database, gli utenti che hanno inserito quella banconota precedentemente vengono avvisati via email.Il sito, che si è ispirato all'americano http://www.wheresgeorge.com/, ha avuto tanto successo in così tanti paesi europei probabilmente per il fatto di essere stato progettato per essere multilingue sin dall'inizio. Eurobilltracker.com rientra nello spirito stesso della Comunità Europea. E' stato creato da un Francese, succesivamente sviluppato e finanziato da un programmatore Finlandese, e solo recentemente un webmaster Tedesco e ad altri volontari di tutti i paesi dell'euro stanno collaborando.

mercoledì, marzo 28, 2007

I ciddari dei Sassi di Matera, antica tradizione contadina

Il vino rappresentava uno degli alimenti base della civiltà contadina del sud Italia. Il consumo del vino, che avveniva lungo tutta la giornata, a partire dalla colazione di metà mattinata, assicurava l’apporto calorico ed energetico per affrontare il duro lavoro dei campi.
Ma il maggior uso del vino avveniva a fine giornata quando, finiti i lavori gli uomini si ritrovavano nel “ciddaro”, una vera e propria istituzione nella Città dei Sassi.
Si trattava di cantine ricavate solitamente in locali ipogei dove avveniva la produzione o, più spesso la conservazione ed affinamento del vino.
Luogo di incontro e socializzazione, era anche dove si concludevano affari, si contrattava la manodopera o semplicemente si passavano le serate a chiacchierare o a giocare a carte.
Normalmente la zona più profonda, particolarmente umida e fredda, veniva riservata alla conservazione del vino, l’area anteriore più vicina all’ingresso ed arieggiata, accoglieva la clientela al caldo di un grande camino a legna. Un lungo banco in muratura rivestito di piastrelle di ceramica separava i due ambienti e fungeva da banco mescita.
I più famosi come “Panza a credenza”, “Traione”, “Menavento”, “Uarnascidd”,”Cantina dell’Angelo”, i cui nomi sono conosciuti ancora oggi, erano locali particolarmente frequentati da clientela di tutte le fasce sociali.
Normalmente il vino della casa veniva servito in caratteristiche brocche di terracotta spillandolo direttamente dalle botti. Vino rosso o bianco di diverse provenienze veniva bevuto in piccoli bicchieri di vetro. Ogni cantina proponeva un suo assortimento di vini ottenuti secondo uvaggi e metodi di vinificazione personali che vi conferivano particolari asoetti.
Gli avventori portavano invece in tasca il companatico, il cosiddetto “muzzchidd”. In una società agricola e pastorale non era difficile per i clienti portare da casa piccoli campioni della propria produzione. Ognuno proponeva all’assaggio qualcosa di propria produzione, ne nasceva un naturale confronto, discussioni e paragoni sulla capacità nel produrre o conservare i vari prodotti, in un clima a metà tra un “laboratorio sensoriale” ed una goliardica gara di abilità.
Gli assaggi erano particolarmente adatti ad incoraggiare il consumo del vino: olive secche, biscotti, salumi, formaggio, meglio se piccanti e salati. Il cantiniere proponeva talvolta piccoli assaggi di fave o ceci abbrustoliti e verdure fresche da consumare crude come il finocchio o il sedano che, per il particolare aroma, mascheravano eventuali difetti del vino, da cui il modo di dire lasciarsi infinocchiare.
Nell’ampio spazio riscaldato da un grande camino, la clientela sedeva intorno a piccoli tavoli quadrati, le “buffette” realizzate con legno povero, normalmente pino o abete e dipinte con avanzi di vernice color pastello, spesso diversi fra loro. Per la caratteristica stessa d’essere pezzi di arredamento recuperati o realizzati con materiali di recupero, non esisteva una forma standard che variava dal piccolo tavolo quadrato a quattro posti al lungo tavolo su cui sedevano tutti i commensali insieme.
Nelle serate di particolare affluenza come il sabato o nei periodi festivi, o per ricorrenze particolari il cantiniere proponeva portate speciali come l’arrosto di agnello o gli “gnumuridd”(involtini di interiora di agnello) o la salsiccia di maiale, o vere e proprie portate di cucina come involtini al ragù, ma sempre consumati fugacemente, senza posate, posti al centro del tavolo su fogli di carta paglia.
Lo stesso cantiniere serviva il vino con l’aiuto di tutti i componenti della famiglia, anche i più giovani, mescolandosi volentieri alla clientela assumendo spesso un ruolo di animatore delle serate con recitazioni e battute scherzose.
Era il ciddaro il luogo di elezione dove celebrare le fasi di avanzamento dei lavori di costruzione di un palazzo e tutta una serie di piccoli eventi e ricorrenze che cadenzavano i ritmi della società contadina.
Purtroppo negli ultimi dieci anni gli ultimi ciddari sono andati scomparendo per le mutate esigenze di consumo, per i diversi ritmi di vita e di lavoro, lasciando il posto a moderni e anonimi ristoranti o semplici punti vendita vino. Sarebbe coraggiosa, la scelta di imprenditori illuminati che, volessero riproporre oggi un “Ciddaro” secondo la soluzione originale, che seppure inevitabilmente rivisitata alla luce delle esigenze odierne, simboleggerebbe un particolare attaccamento alle tradizioni locali e dalla nostalgia di chi crede che le proprie radici contadine siano un grande patrimonio da valorizzare.

mercoledì, marzo 21, 2007

Anche in Italia la febbre di Second Life


Si tratta di un ambiente virtuale tridimensionale creato in California nel 2003 dalla Linden Lab. Gli utenti, a oggi sono oltre 4 milioni di persone in tutto il mondo, gli italiani circa duemila, almeno fino alla scorsa settimana. Entrando in www.secondlife.com dopo aver scaricato l’apposito software, quello che appare è una sorta di videogioco. Basta addentrarsi nel sito, per scoprire che si tratta di qualcosa di più di un semplice gioco. Un mondo parallelo, abitato da avatar, questo il nome di chi ha deciso di prendere residenza qui. I , che possono essere più o meno reali, storici o di pura fantasia, interagiscono tra di loro con messaggi di testo ed immagini tridimensionali.

Letteralmente “seconda vita” è un vero e proprio mondo parallelo in cui è possibile entrare online con una propria personalità, un proprio nome ed un proprio ruolo sociale. Come nella vita reale anche su second life esiste ed, è necessario anche il denaro. Valuta locale il lindendollar, virtuale ma con un valore agganciato al dollaro americano. Una economia parallela, per quanto virtuale. E’ possibile acquistare o prendere in affitto un terreno, anche se va più di moda una intera isola, un appartamento. Come nella vita reale si può arredare il proprio appartamento con arredi costruiti da sé o acquistati a suon di lindendollars.
Si sta rivelando in realtà un potente strumento di marketing e comunicazione. Esistono già esempi di utilizzazione ai fini di propaganda politica come nel caso di Jean-Marie Le Pen e Ségolène Royal che in Francia l’hanno utilizzato nella competizione per l’Eliseo. Anche in Italia, il Ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro ha annunciano di aver aperto su Second Life uno spazio per il suo movimento politico, l'Italia dei Valori. Di Pietro, che ha già pubblicato alcuni video su youtube, ha acquistato una piccola isola in Second Life e ci ha piantato una bandiera dell'Italia dei Valori ha commentato «L'isola sarà presto attrezzata con uffici, sale conferenze e punti informativi sulle iniziative dell'Italia dei Valori. Sull'isola i visitatori in futuro saranno accolti da persone dell'Italia dei Valori attraverso la loro rappresentazione virtuale. L'isola sarà inoltre utilizzata per incontri sia interni che con i giornalisti,» ha spiegato il Ministro.
Il Governo svedese ha annunciato di voler aprire un consolato in Second Life per fornire informazioni e servizi. Ma è solo un esempio di pubblica amministrazione in SL. Una Regione italiana, la Toscana ha infine deciso di acquistare un’isola in questo mondo per farne una piccola Toscana in Secondlife.

La Microsoft lo ha utilizzato come location virtuale per presentare il nuovo Windows Vista. La IBM che lavora ormai da tempo su Second Life e nel campo della realtà virtuale ha inaugurato alcune settimane fa un arcipelago di dodici isole in questo mondo come Sam Palmisano, a capo del gruppo IBM aveva annunciato in una originale conferenza stampa da Pechino, ovviamente su Secondlife. Una iniziativa che rientra, in una strategia più globale di IBM, già impegnata in progetti multimilionari come la digitalizzazione della Città Proibita di Pechino.
Ma la vera novità è l’esplosione del progetto in Italia che ha visto l’ingresso di Mtv Italia e Gambetti, quest’ultima con un notevole impegno economico considerato un vero e proprio investimento produttivo, fino ad arrivare ad una vera e propria galleria d’arte virtuale la Grid Gallery, la prima italiana costruita e diretta dai giovanissimi architetti e designer Mariabruna Fabrizi e Fosco Lucarelli.
Beppe Greggan, questo l’avatar del comico Beppe Grillo che in SL ha acquistato addirittura un vulcano. Le reali finalità dell’ingresso di Grillo sono state spiegate come un semplice divertimento personale e per "vedere che aria tira”
Radio 24 sta dedicando molto spazio in queste settimane al fenomeno con l’impegno addirittura di un inviato. Si tratta del giornalista Totò Pessoa che effettua collegamenti con la puntata di "2024" per parlare del fenomeno del momento e raccontare le proprie esperienze lavorative nell'universo virtuale. La esplicità finalità: capire quali attività possano essere svolte in Second Life e perché così tanta gente impiega tempo e denaro in quest'attività. Quindi esplorare le potenziali interazioni con il mondo della finanza e degli affari. «Entrare in Second Life - dice il conduttore di "2024" Enrico Pagliarini - significa raccontare il primo esempio di successo di realtà virtuale, un mondo che sta suscitando l'interesse anche di molte grandi aziende che investono migliaia di dollari per realizzare una propria sede in Second Life».

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