domenica, novembre 07, 2010

Un viaggio e un sogno: il Matera Caffè di Franklin


Un viaggio, un sogno premonitore e tanta volontà di cooperare allo sviluppo di un Paese del sud America attraverso un’idea imprenditoriale. Protagonista Mary Rowland, che dopo alcune esperienze nel settore alberghiero e catering avvia la sua prima esperienza da titolare di un ristorante intitolato alla Città dei Sassi, il Matera Caffè.

E’ quanto avviene a Franklin nello stato americano dell’Ohio, dove nel settembre 2010 apre i battenti il Matera Caffè, apparentemente un luogo in cui sorseggiare caffè, consumare una colazione o una pizza secondo la tradizione italiana. Ma a ben vedere è molto di più, lo scopriamo leggendo l’articolo pubblicato da Benjamin Mersch su “The Franklin Chronicle”, giornale locale della comunità.

L’idea del Matera Caffè è nata da un viaggio di famiglia in Honduras in occasione del quale Mary ha assaggiato il caffè prodotto in questa zona e se ne è letteralmente innamorata, tanto da voler avviare un progetto attraverso il quale aiutare questo Paese.

Così è nato il Progetto Roatan che deve il nome ad una piccola isola a largo dell’Honduras: costruire una chiesa, i cui lavori sono già cominciati, realizzare alloggi per una missione con annessa clinica dentistica ed una scuola. Tutto il progetto interamente finanziato da una parte degli introiti del Matera Caffè.

L’ambizioso progetto coinvolge l’intera famiglia a partire da Larry e Mary fino ai loro due figli il diciassettenne William ed Elizabet di 14 anni.

La fase organizzativa è durata circa due anni. Il forno è stato costruito sul posto con la tecnica italiana da uno chef napoletano che ha anche curato la formazione dello chef Mike Henson e dei 15 dipendenti.

La farina utilizzata per la pizza e tutte le ricette proposte, è esclusivamente quella prodotta nel locale in un piccolo mulino tradizionale utilizzando grano biologico del Montana.

Il caffè servito nel locale è esclusivamente ottenuto da grani provenienti dall’Honduras, vero e proprio filo conduttore dell’idea imprenditoriale.

Heather Denham, direttrice del ristorante racconta che l’intero progetto è stato elaborato nel corso del viaggio in Honduras e si dice certa di una chiara influenza divina, a partire dal nome Matera, venuto in sogno a Mary Rowland, che avendo conosciuto la città lucana da turista, ha subito interpretato il sogno come un chiaro riferimento divino alla Passione di Cristo, famoso film di Mel Gibson girato appunto nella Città dei Sassi.

For more information on Matera Caffe call 937-550-9565 or visit www.MateraCaffe.com

mercoledì, aprile 07, 2010

ATAVICA passione




ATAVICA, Accademia Italiana di Genealogia e Studi Ancestrali è nata a Matera nel 2008 da un gruppo di appassionati di storia di famiglia e genealogia.
Non ha scopo di lucro e opera attraverso il volontariato ed atti di liberalità e protocolli d’intesa e accordi di programma con Enti Pubblici, Associazioni e Gruppi di Studio in tutto il mondo.
ATAVICA si pone la finalità di diffondere la conoscenza degli studi genealogici nel grande pubblico, ordinare le fonti della genealogia e metterle a disposizione di tutti. Attraverso la diffusione della applicazione delle nuove tecnologie intende favorire l’aggiornamento e la ricerca genealogica. Si intende aiutare gli italiani nel mondo a riscoprire le proprie radici ed i luoghi di origine dei propri antenati.
Condividendo le proprie esperienze e coinvolgendo quanti avevano approfondito la ricerca della genealogia e della storia locale, si accresceranno le conoscenze della genealogia. Corsi e seminari organizzati sul territorio sono finalizzati a diffondere la conoscenza di specifiche tematiche.La Accademia intende intensificare le attività formative e divulgative, mirando a creare nuove competenze da mettere a disposizione di quanti sono alla ricerca delle proprie radici.
E’ in programma nel prossimo biennio una sessione internazionale di studi genealogici a Matera che coinvolga operatori ed appassionati provenienti da diverse parti del mondo.

Basilicata Coast to Coast

Alessandro Gassman, Paolo Briguglia, Max Gazzè, Giovanna Mezzogiorno, Claudia Potenza, Michela Andreozzi, Antonio Gerardi, Augusto Fornari e Gaetano Amato sono un gruppo di musicisti che attraversano la Basilicata on the road per partecipare al festival musicaledi Scanzano Jonico.
“Basilicata Coast to Coast”, una spigliata commedia musicale, con Rocco Papaleo come protagonista e regista.

giovedì, febbraio 26, 2009

Kunta Kinte ............. una predestinazione

La genealogia pare sia nata con il romanzo Radici di Alex Haley, stranamente una delle letture più traumatiche della mia gioventù. Cinquecentocinque pagine come lettura per le vacanze a me, studente quindicenne in quell’estate 1977 era sembrata una vera punizione. Non è facile a quell’età apprezzare una complessa saga familiare americana, nonostante la grande notorietà che la serie televisiva “Radici” aveva dato a Kunta Kinte ed ai suoi discendenti. L’avrei capito trent’anni dopo era una predestinazione: la saga di una famiglia americana uscito nel 1977 ha rappresentato negli Stati Uniti la vera e propria esplosione al grande pubblico della passione genealogica.

In realtà la prima citazione di genealogia si fa risalire ad un un articolo di giornale di 285 anni fa il 7 maggio 1724, sull’American Weekly Mercuri. Si trattava di una genealogia di Re Filippo 5 di Spagna almeno secondo quanto scrive Tom Kemp nel suo blog di
Genealogybank.

La prima genealogia pubblicata come libro risale invece al 1771 - la Genealogia di Stebbins e dall’epoca fino al 1876 sono state meno di 1000 le genealogie pubblicate.
La vera spinta si è avuta da parte del Presidente Ulysses S. Grant che il 25 maggio del 1876 emise un Proclama in cui chiedeva al popolo americano di ricordare la propria storia, scriverla e darne ampia diffusione, proponendo di conservare in ogni biblioteca una copia di queste storie.
Dal 1920 – sempre secondo Tom Kemp - sarebbero state pubblicate 2000 genealogie e, dal 1972 circa 50.000 storie di famiglia sarebbero state stampate.
Dopo Radici nel 1977 e, con l’avvento di internet il fenomeno ha raggiunto dimensioni molto maggiori: più di 90000 genealogie pubblicate al 1998,più di 150.000 ad oggi.
Solo il sito Genealogybank lanciato nel 2005 pubblica 4 milioni di dati al mese, 4,3 milioni nell’ultimo mese se si calcolano 78 quotidiani da 23 Stati.
Il settore lascia presupporre un rapido sviluppo anche in Europa in cui solo alcuni siti americani hanno cominciato ad operare pubblicando in francese, ed italiano.

venerdì, maggio 23, 2008

Associazione internazionale dei Michele nel mondo



“L’opera d’arte è l’esagerazione di un’idea” Andrè Gide, scrittore francese, Premio Nobel per la letteratura nel 1947.
L’idea in questione era nata per caso in una piovosa notte di settembre di alcuni anni fa. Al margine di una grande e ben riuscita manifestazione, a notte fonda, in quella fase in cui la stanchezza comincia a farsi sentire, ma non riesce a prevaricare la soddisfazione del risultato raggiunto. Al momento del commiato ci si è improvvisamente resi conto che, senza nulla togliere a tutti quelli che avevano partecipato, i principali artefici, in quel momento ancora sul campo erano una decina, di diverse età, con diversi ruoli, ma accomunati dal nome. Partendo da quattro Michele, alcuni Michelangelo, arrivavano massimo ad un Angelo Raffaele. Ne nacque una complessa elaborazione concettuale che, spaziando dalla casualità al calcolo delle congiunzioni astrali ci vide a fine serata tutti concordi: fondiamo una associazione!
Dopo una prima fase di fervido entusiasmo che nei giorni immediatamente successivi aveva contagiato una ventina di persone, l’idea si è bloccata, come spesso accade per tutte le iniziative grandiose ma impegnative, laboriose ma infruttuose.
Affiorava come un rimpianto ed un piacevole ricordo, ogni volta che ci si incontrava per caso in questi anni, con una unica malinconica consapevolezza: era una grande idea!
Ma come tutte le strane irrazionali esperienze della vita, dopo un sopore durato anni è riaffiorato repentino, improvviso, ma questa volta inarrestabile il 1° maggio del 2008. Era un Michelangelo che ci contattava telefonicamente dopo anni di silenzio e come se fossero passati solo alcuni giorni proponeva: ricordi la Associazione dei Michele? La presentiamo l’8 maggio, è il giorno dell'Apparizione di San Michele Arcangelo? Incontri ravvicinati, frenetici contatti telefonici hanno reso possibile la concretizzazione della strana idea. Non solo la Associazione Michele nel Mondo è nata, ma sta vivendo un inatteso e inarrestabile interesse. Tanti, motivati di diversa età, con una sola cosa in comune: il nome " Michele".
Arte, cultura, scienza e ricreazione a partire da un idea e dal nome "Michele". Lo scopo dell'associazione: mettere insieme la creatività l'energia e la disponibilità di tutti i MICHELE del Mondo per dar vita ad un progetto partendo da una semplice "idea".
Una “idea” che sta riscuotendo il plauso e l'adesione di importanti personalità del mondo della cultura, spettacolo e imprenditoria. Ai Michele non è richiesto altro che la voglia di partecipare a costruire degli eventi intorno al nome. E' appena nata ma ha già un logo, un vino ufficiale ed blog ufficiale: http://associazionemichelenelmondo.blogspot.com/

mercoledì, dicembre 12, 2007

La casa-cucina di Donato De Santis a Buenos Aires

Abbiamo conosciuto Donato De Santis a Buenos Aires, nel luglio 2007, in occasione della presentazione dei prodotti agroalimentari della Basilicata, uno dei circa 300 contatti avuti nella giornata dalla delegazione lucana.
Sempre curioso di tutto quello che riguarda le produzioni agralimentari, la cucina regionale italiana e la gastronomia, saputo della presenza della Basilicata a Buenos Aires era intervenuto con entusiasmo.
Colpiti dalla spontaneità ed insistenza con cui, dopo pochi minuti dall’averlo conosciuto ci ha invitati, , abbiamo deciso di andarlo a trovare il giorno seguente, senza esitazione e con curiosità.
Che avessimo conosciuto una vera celebrità, onestamente non lo abbiamo capito subito, ma ce ne siamo resi conto quando il tassista, nel vedere il biglietto da visita nelle nostre mani, ha espresso la sua meraviglia nell’apprendere che conoscevamo “Donato lo chef della televisione”. Come in seguito abbiamo avuto modo di apprendere è la stessa reazione che avremmo riscontrato non solo in Argentina ma anche in Venezuela, in Colombia, in Brasile e negli angoli più sperduti del Sud America, parlando di “Donato” il famosissimo chef italiano della televisione.
Dopo aver attraversato Buenos Aires in taxi abbiamo avuto difficoltà a trovare quello che noi credevamo un ristorante.
Federico Valicenti lo chef lucano, dubitava che fosse la porta giusta quando ci siamo trovati al numero 1875, eppure l’indirizzo era esatto. Una porta senza insegna sicuramente non un ristorante come noi ci aspettavamo, ma neanche la sua casa privata.
Parlando di un artista di arti figurative, il luogo in cui ci ritrovammo potremmo definirlo una casa-studio, nel nostro caso la definizione esatta potrebbe essere casa-cucina o meglio atelier gastronomico, visto che il padrone di casa era si uno chef, ma come presto ci saremmo resi conto, un vero artista.
Donato De Santis 43 anni Pugliese di origine ma cittadino del mondo, ha accolto la piccola delegazione della Basilicata con la sua contagiosa simpatia, facendoci sentire davvero a casa. Visitando l’ampia cucina abbiamo scoperto molto di Donato.
Ha intrapreso la professione di chef nel 1980 nell’Antica Osteria del teatro a Piacenza, ha lavorato nei migliori ristoranti di Los Angeles (Primi, Un Ristorante), di Santa Monica (Valentino), di Hollywood (Chianti & Cucina), di Chicago (Bice), a Palm Beach dove ha curato l'apertura di Bice e di Miami (Bice de Coconut).
La sua è una cucina italiana caratterizzata da una grande creatività, ha lavorato alla fine degli anni ’90 quale chef personale dello stilista Gianni Versace a New York.

Nel 2000 si è poi stabilito a Buenos Aires in Argentina insegnando in diverse scuole di cucina. Fino al 2005 per due anni ha diretto la cucina del ristorante Verace, ha poi deciso di ritagliarsi questo spazio, una soluzione che vede nella più tradizionale ospitalità italiana la sua maggiore originalità.
Nella sua casa si succedono lezioni di cucina, riprese cinematografiche, spot televisivi, matrimoni e gli eventi più vari. In occasione della nostra visita, Donato, che dopo i saluti iniziali aveva cominciato a cucinare con disinvoltura, fra un assaggio di carne argentina e formaggi italiani ci ha presentato, nell’ordine i suoi più stretti collaboratori,
sua moglie, uno dei maggiori produttori di vino della Patagonia, Ciro un simpatico napoletano-argentino già amico di Maradona ed alcuni altri amici che di tanto in tanto attraversavano la sua cucina, epicentro di grande simpatia e cordialità.
Ci ha mostrato entusiasta gli oli italiani che utilizza fra cui con nostra grande sorpresa abbiamo trovato il Vitale Olio dei Sassi di Matera, la sua collezione di sale da cucina proveniente da tutto il mondo, le conserve ed i rosolii che lui stesso prepara, la sua collezione di attrezzi per produrre tutti i formati di pasta tipici delle diverse regioni italiane ed infine alcuni dei suoi libri.
Donato infatti, ha realizzato fotografie e contenuti redazionali per numerose riviste del Sud America e tre libri di cucina “La mia Cucina Italiana”, “Fatto in Casa” e "Donato per Bambini" questi ultimi due premiati nel 2005 e nel 2006 come migliori libri di gastronomia italiana in sud America.
Spontaneo, istrionico e dotato di un carisma naturale, non stupisce che il grande successo del Nostro sia legato soprattutto alle trasmissioni sul canale satellitare diffuso in tutta la America latina elgourmet. “Cuochi per gioco”, “Cucina d’emergenza”, “Donato Cucina”, “Donato Invita”, “All´uso nostro” e "Chefs Disconnessi ", “I cuochi in Casa”, “Le mille e una” sono solo alcune delle trasmissioni da lui condotte e che lo hanno reso il più famoso chef dell’America Latina, sebbene abbia avuto esperienze anche su reti internazionali come Entertainment USA, RAI , Gambero Rosso Channel.
Nelle tre ore trascorse insieme Donato ci ha anche organizzato una serie di incontri con chef suoi amici per i giorni successivi consentendoci di avere una visione ancora più completa delle potenzialità del mercato argentino, non da semplici osservatori ma da amici italiani di Donato.
“Conosco bene la Basilicata ed i suoi prodotti straordinari – ci ha stupiti ancora una volta a fine giornata – ci sono stato alcuni mesi fa con la troupe per la mia ultima trasmissione
"L'Italia Mia con Donato", andrà in onda tra qualche settimana, sicuramente incuriosirà il mio pubblico, sarà un piacere darvi una mano per farli conoscere in Sud America ” con questa promessa ci ha salutato Donato De Santis famoso chef italiano, personaggio televisivo, scrittore di gastronomia, … appassionato di Basilicata.

martedì, maggio 29, 2007

“La Macchina di Antikythera” il più antico calcolatore analogico della storia



Conosciuto col nome di Calcolatore o Macchina di Antikythera, il calcolatore astronomico greco, ritrovato nel 1902 fra i relitti di una nave sommersa nelle acque antistanti Antikythera, isola greca del mar Egeo, è la più sorprendente tra le scoperte archeologiche dell’ultimo secolo. Si tratterebbe del più antico calcolatore analogico della storia, e risale al I secolo a.C.. Consentiva di calcolare il sorgere del sole, le fasi lunari, i movimenti dei 5 pianeti allora conosciuti e visibili ad occhio nudo, gli equinozi, i mesi e i giorni della settimana, aveva alcuni quadranti la cui funzione non è attualmente chiara, il funzionamento avveniva girando una piccola manovella posta lateralmente alla scatola.
Fin dalla sua prima scoperta, la Macchina di Antikythera, è risultato essere un dispositivo fuori del suo tempo, ma solo dopo molti anni di studio, ha acceso un dibattito tra scienziati ed archeologi sulla complessità e modernità delle conoscenze scientifiche che l’opera presuppone. I rotismi epicicloidali alla base del suo funzionamento, evidenzierebbero un elevato livello di conoscenze scientifiche impensabili per l’epoca, tanto da portare ad una completa rivisitazione della scienza in epoca ellenistica, almeno come noi la abbiamo intesa finora.
Le ipotesi più estreme farebbero supporre la conoscenza della teoria eliocentrica già 18 secoli prima di Copernico, e darebbero per assunto che, con le conoscenze delle equazioni dei rotismi epicicloidali alla base del Calcolatore di Antikythera, fosse possibile calcolare anche la distanza della Terra dal Sole e la velocità della Terra e della Luna e le loro forze di gravità, risultati a cui Newton sarebbe arrivato solo 19 secoli più tardi.
Sebbene si tratti solo dei primi studi, è certo che tali ipotesi, ancora del tutto nuove darebbero una nuova chiave di lettura allo studio ed alla comprensione della cultura classica ed studio dei meccanismi dei moti celesti.
Appassionato studioso dell’argomento
Giovanni Pastore, ingegnere lucano libero professionista e docente presso l’Università della Basilicata, attraverso la sua competenza meccanica nel campo dei cinematismi ha formulato ipotesi rivoluzionarie, partendo dall’uso dei meccanismi epicicloidali del Calcolatore di Antikythera.
L’invenzione del rotismo differenziale è stata ufficialmente attribuita all'orologiaio francese Onésiphore Pécqueur (1792-1852), che lo brevettò nel 1828, il calcolo analitico, invece risale al 1841 anno in cui Robert Willis, ne enunciava la formula nel suo libro Principles of Mechanism. Il prof.Pastore, che ha iniziato la sua carriera proprio presso la Fiat Mirafiori di Torino, ci fa notare che i rotismi epicicloidali hanno trovato applicazione in epoca moderna per la prima volta, solo un secolo fa, nel differenziale delle automobili che consente di variare la velocità angolare delle ruote motrici dell’automobile in curva, evitando che si verifichi strisciamento tra le ruote stesse e il terreno. Altre applicazioni ancora più recenti sono quelli nei cambi automatici automobilistici e ferroviari e nei riduttori delle eliche degli elicotteri tra il Calcolatore di Antikythera e queste applicazioni moderne ci sono 19 secoli di silenzio.
I frammenti, costituiti di rame e bronzo, ora conservati al Museo Archeologico Nazionale di Atene, sebbene fortemente corrosi; hanno consentito di ricostruire e decifrare le iscrizioni. Facendo comprendere che facevano parte di un congegno a orologeria che riproduceva, tramite complicati meccanismi, il moto dei pianeti attorno al Sole e anche le fasi della Luna.
La complessità cinematica dell'apparato aveva fatto pensare inizialmente ad un moderno strumento a orologeria affondato con la nave; teoria caduta per l’impossibilità di ipotizzare due affondamenti separati che, casualmente, avessero posto questi due oggetti così differenti l'uno vicino all'altro, perché le iscrizioni datavano inesorabilmente anche il meccanismo allo stesso periodo, ovvero la prima metà del I secolo a.C. si trattava inequivocabilmente di una nave di epoca romana e certamente non poteva avere a bordo un congegno moderno.
Oggi si ritiene che il Calcolatore di Antikythera fosse un preciso calcolatore stronomico, costruito per "monitorare" i rapporti ciclici tra il sole, le stelle ed i pianeti. Poteva servire sia come strumento per la navigazione sia come strumento per indagini astronomiche.
Pastore che sull’argomento ha studiato e scritto molto, ravvede addirittura la possibilità di “riscoprire personaggi e opere di grandissima importanza che, pur facendo parte delle nostre radici culturali e pur occupando anche inconsapevolmente un notevole posto nel quadro generale della nostra storia, sono stati, forse dolosamente, occultati nei secoli al solo scopo di far prevalere tesi personali o di comodo, oppure semplicemente sottovalutati e sostanzialmente dimenticati”.